Amicizia
domenica, aprile 24, 2005

Un caro saluto... *Ginevra*

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domenica, aprile 17, 2005

"Vivi come credi.

Fai cosa ti dice il cuore...ciò che vuoi...una vita è un' opera di teatro
che non ha prove iniziali.

Quindi: canta, ridi, balla, ama...e vivi intensamente ogni momento della
tua vita...prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."

Charlie Chaplin

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domenica, marzo 27, 2005

Se potessi offrirti, stamani, il regalo più prezioso

sarebbe un tempo senza inizio e senza fine.

Una vita colma di buona salute e di

quella pace e gioia interiore che possono

provenire solamente dallo spirito.

Sarebbe purezza nei tuoi pensieri e

nelle tue parole affinché nulla ti possa

avvicinare che non sia bellezza.

sarebbe un sonno profondo e un respiro

di dolce serenità.

sarebbe comprensione dell'abisso

che c'è tra il materiale e lo spirituale - cosicché

rabbia e frustrazione si dissolverebbero in

un caldo rifugio d'Amore.

E tu saresti per sempre il più

fedele degli amici...

non per me ma per te stesso.

Tutti i frutti della vita germogliano

nel cuore-così questo mio dono è

dal mio cuore al tuo.

CAPO JOSEF

NEZ PERC "L'eredità spirituale degli indiani d'America"

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BUONA PASQUA

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sabato, marzo 12, 2005

COME SI MANTIENE UNA AMICIZIA?

Una madre e suo figlio stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il bambino dice: "Mamma come si fa a mantenere un’amicizia?"
La madre guarda il figlio sorridendo e poi gli dice: "Raccogli un po’ di sabbia."
Il ragazzo si china e raccoglie una manciata di sabbia finissima.
La madre allora, sempre sorridendo: "Ora stringi il pugno…"
Il ragazzo stringe la mano attorno alla sabbia e vede che, pstringe,
più la sabbia gli esce dalla mano.
"Mamma, la sabbia se ne scappa…"
"Lo so, caro… Ora tieni la mano completamente aperta…"
Il ragazzo ubbidisce, ma una folata di vento porta via parte della rimanente.
"Anche così non riesco a tenerla…"
E la madre, sempre sorridendo:
"Adesso raccogline un altro po’, e tienila con la mano aperta a cucchiaio…
così.. abbastanza chiusa per custodire, e abbastanza aperta per la libertà".

Il ragazzo riprova, e questa volta la sabbia non sfugge dalla mano, ed è protetta dal vento.
"Ecco come far durare unamicizia…"
Kherydan

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mercoledì, dicembre 29, 2004

di MAURIZIO CROSETTI


Ci sono momenti in cui il silenzio è una necessità più che un dovere. Momenti in cui non si può chiudere il mondo dietro la porta di casa, lui là fuori, noi qui dentro a festeggiare. Perché questo non è un Capodanno come gli altri. Il mondo, fuori, ci è entrato in casa senza bussare: è così che fa, quando la gente muore. Il mondo sfonda la porta, ci mette davanti agli occhi le tremende fotografie dei giornali, le strazianti immagini della televisione. Non è possibile restare indifferenti a quel mondo che bussa e muore, magari con una bottiglia di spumante in mano e un petardo nell'altra.

Non si tratta di retorica, né di astratta carità mentale. La necessità del silenzio, come momento di riflessione sulla nostra storia e sul nostro destino di uomini - che in un attimo può trasformarsi nel destino di tutti e viceversa (il destino è capriccioso e non si cura dell'indifferenza) - riguarda chiunque abbia occhi e cuore.

E allora pensiamo che stavolta sia giusto non fare rumore, non festeggiare il nuovo anno con i botti e i fuochi: sarebbe come urlare in presenza di chi soffre. Condividere un dolore non vuol dire diventare tristi, ma rispettare quel dolore e chi lo sta vivendo.
Anche se si trova dall'altra parte del mondo: e poi, la tragedia del Sudest asiatico ci ha spiegato che il mondo è diventato proprio piccolo, e che lo si percorre in un attimo. Può accadere di essere turisti in vacanza esotica, e in un istante trasformarsi in vittime o testimoni di un cataclisma.

Dunque, il silenzio di Capodanno è anche un modo per riflettere su di noi, non solo per essere un po' più vicini a "loro", ai lontani, agli sventurati.

Una festa senza fuochi (che, tra parentesi, ogni anno mozzano mani e oscurano occhi, di bambini e ragazzi soprattutto) è un segno di profonda umanità, di semplice ma vissuta partecipazione. Aspettare il secondo che fa scoccare il nuovo anno, e pensare che chi sta male non è solo: proviamoci, stavolta. Sarà una maniera, anche, per augurarci di non essere soli quando potrebbe toccare a noi star male.

Si parla tanto di globalizzazione e di confini più vicini, in questa nostra inquieta modernità, e così viviamo nel mondo che aspetta il nuovo anno.

Proviamo a farlo nel silenzio e nel rispetto del dolore, così anche il nostro pensiero potrà essere un po' più globale, se riuscirà a occuparsi dell'uomo.

Cioè gli altri, cioè noi.


(29 dicembre 2004)

***

MAREMOTO NEL SUD EST ASIATICO


Inviando un SMS al numero unico
48580 si possono raccogliere le donazioni che saranno devolute alle popolazioni colpite. In questo modo gli oltre 50 milioni di clienti dei servizi cellulari potranno donare 1 euro senza costi aggiuntivi e senza alcun ricavo per gli operatori telefonici.

 



























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